Gondola: 10 cose da sapere su questa affascinante imbarcazione unica al mondo
La gondola è uno dei simboli più iconici di Venezia, ma pochi ne conoscono la vera storia. Inoltre, chi parla della gondola e della simbologia legata ai suoi “ferri”, commette spesso un paio di grossolani errori. Volete sapere quali? Andiamo con ordine e conosciamo meglio questa imbarcazione così unica.
Da dove arriva il nome “gondola”?
Il nome gondola sembra derivare dal latino “cuncula” ovvero “conchiglia“, ma altre ipotesi dicono dal greco “kountelas” cioè barca. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Il suo antico nome, “gundula”, appare infatti già nel 1094 in un documento redatto sotto il dogado di Vitale Falier.
Com’è fatta una gondola?
Lunga quasi 11 metri e larga 1,40 la gondola pesa più di 500 Kg. e a pieno carico, 6 persone più gondoliere, può superare i 900 Kg. Nonostante questo può esser manovrata con leggerezza e facilità da una sola persona e con un solo remo. Questo grazie al fondo piatto, che le consente anche di superare fondali bassi, e alla ridotta porzione di scafo immersa.
Infatti, la gondola è asimmetrica, con il lato sinistro più largo di quello destro di 24 cm, e quindi naviga sempre inclinata su un fianco. La curvatura verso destra bilancia la spinta del remo per procedere diritta. Tutte queste caratteristiche la rendono unica al mondo, come del resto la città che rappresenta.

Tutte le gondole sembrano uguali ma in realtà non è così. Ogni gondoliere ha la sua imbarcazione fatta su misura, che si distingue dalle altre per piccole ma significative differenze. Ad esempio la curvatura della gondola stessa, realizzata in base alle caratteristiche fisiche del gondoliere.
Una gondola è composta da ben 280 pezzi e 8 tipi di legno. I legni vengono scelti per le loro caratteristiche e le dimensioni disponibili, lavorati a mano e curvati con il fuoco. Con il rovere si fanno i fianchi, con l‘abete il fondo, con l‘olmo i bordi. Del noce si apprezza la duttilità, del tiglio la resistenza all’usura. Poi ancora larice, mogano, ciliegio e corniolo. Gli elementi in metallo sono il Ferro di prua (Fero de prova in veneziano) e il Riccio ( el Risso) a poppa.
I Ferri della gondola e i 2 errori più comuni

Il “Ferro“, detto anche “Dolfin“, originariamente serviva a bilanciare il peso del rematore, oltre a proteggere la prua da urti accidentali. Per tale motivo il suo peso poteva anche superare i 20 kg. Il materiale che veniva usato si ossidava facilmente con la salsedine della laguna, perciò veniva periodicamente lucidato dai “Lustraferi” (lucidatori di metalli). Oggi le gondole sono già ben bilanciate, per cui si utilizzano ferri molto più leggeri, di alluminio placcato o acciaio inossidabile. Il “Riccio” sta nella parte posteriore e più alta della gondola, a proteggerla dagli urti, specialmente sotto ai ponti. Purtroppo, parecchi gondolieri ultimamente lo tagliano perché non si incastri appunto sotto ai ponti, snaturando così l’originalità dell’imbarcazione.
La forma del ferro a “esse” rappresenta l’andamento del Canal Grande. La parte superiore simboleggia la “bareta” (cappello in veneziano) o “Corno del Doge”. La lunetta, posta più sotto, simboleggia invece il Ponte di Rialto, e la parte vuota sottostante il bacino di San Marco. I sei denti anteriori rappresentano i sestieri in cui è divisa Venezia. Un settimo dente posteriore, rappresenta la Giudecca. Qui la domanda sorge spontanea: ma i sestieri sono sei o sette?
Ebbene, i sestieri furono ideati ai tempi del Doge Sebastiano Ziani nel 1170 per riscuotere le “decime”, le tasse. La Giudecca faceva parte del sestiere di Dorsoduro, poiché al tempo era un’isola adibita ad orti e giardini, poco abitata. Ma nel 1800 la Giudecca viene riconosciuta come una ulteriore suddivisione della Città. Quindi Venezia non è più divisa in 6, ma in 7 parti? Esatto! Però quella dicitura “sestiere”, come tutte le altre cose e tradizioni Veneziane, è dura a morire ed è rimasta tale. Detto questo, c’è anche chi dice che la Giudecca è rappresentata dal “Riccio”, ma, come abbiamo visto, questo è un errore!

Ed ora arriviamo ai tre “chiodi”, che in moltissime gondole, ma non in tutte, sono fissati nel mezzo dei “sestieri”. Molti dicono che rappresentino le isole della laguna Murano, Burano e Torcello. Questo è il più grosso errore! Perchè si dovrebbero rappresentare solo queste 3 isole? E tutte le altre, anche più famose, come Malamocco, che fu la prima sede dogale? O Poveglia, l’isola maledetta, che al tempo era punto strategico per la difesa lagunare?
In realtà, i Veneziani sono sempre stati molto religiosi, come dimostrano le tantissime chiese sparse nella Città. Venezia era stata dedicata alla Madonna fin dai primi albori. Infatti troviamo la sua effigie in circa il 90% delle icone, dipinti, sculture. Perfino la data della nascita della Città è stata fatta coincidere con l’Annunciazione della Madonna, il 25 marzo.
Però di Nostro Signore Gesù Cristo di immagini e di ricorrenze ve ne erano poche. E come non ricordarlo allora, se non nella sua Passione? Ecco quindi che ai gondolieri venne l’idea di ricordarlo con “i tre chiodi della Crocifissione“. Ed è questo che rappresentano quelle tre piccole figure inserite fra i denti del rostro, non certo ipotetiche isole. Ma anche qui, la fantasia delle persone supera la ragione storica e diviene consuetudine. E anche per molti Veneziani, i tre chiodi continueranno ad indicare le isole della laguna.
La Forcola

Il Gondoliere, un tempo chiamato “Kondostolo“, rema in piedi appoggiando il remo alla “forcola”, lo scalmo, ricavata da un tronco di noce. È una vera e propria scultura, fatta su misura in base ad altezza, peso e forza del gondoliere. La forcola, e quindi il remo, sta in poppa e sempre a destra. È per questo motivo che a Venezia le imbarcazioni tengono la sinistra, per non intralciare le gondole. La forcola è assieme alla gondola un simbolo di Venezia, vera opera d’arte, esposta anche al Moma di New York.
Il Felze
Prima che la gondola a venezia diventasse di esclusivo uso turistico, al centro veniva montata una copertura invernale e notturna. Si chiamava “Felze”, ed era dotata di una porta e finestre scorrevoli con tendine, di specchi e di uno scaldino. Il felze serviva a proteggere i passeggeri dal freddo e dagli sguardi indiscreti. Al suo interno infatti si consumavano spesso incontri galanti e libertini. Il felze era nero, coperto da un pesante panno di lana detto“rassa”, dal turco “rascia“. La rassa veniva infatti importata dal regno di Rascia, e venduta in quella che ancora oggi è chiamata “Calle delle Rasse“. Oggi il felze è in disuso in quanto ostacola la visibilità, quindi poco indicato per il turista.

Perchè le gondole sono nere?
Nessun riferimento alla peste né tantomeno al lutto, come alcuni erroneamente pensano. Una volta le gondole erano molto colorate, e riccamente decorate con statuine, ori e stucchi dai colori vivaci. Ai tempi della Serenissima vi era però una specifica magistratura preposta a vigilare sullo sfarzo eccessivo, i “Provveditori alle Pompe“. Fu tale magistratura che, con un decreto del 1562, stabilì che tutte le gondole dovessero essere di colore nero. Altre leggi limitarono il lusso persino sui cuscini e gli ornamenti d’ottone. Vennero imposti anche abiti semplici per i “gondolieri de casada“, quelli al servizio delle ricche famiglie Veneziane.
Dove si costruiscono le gondole?
Le gondole vengono ancora oggi costruite nello “Squero“ da pochi artigiani, detti “Squeraroli“. Nel lessico veneziano lo squero è il cantiere per le piccole imbarcazioni a remi e quindi anche le gondole. La tradizione degli squeri è antica quanto Venezia. Il loro nome deriva da uno strumento di lavoro, la squadra, detta in veneziano “squara”. Nei 5 squeri ancora attivi oggi vengono realizzate circa 20 nuove gondole ogni anno. Ogni gondola ha poi bisogno di una manutenzione all’anno.
Tra tutti gli squeri di Venezia il più conosciuto è quello di San Trovaso, facilmente raggiungibile tramite questa mappa. Si trova a fianco della chiesa omonima, nei pressi della Fondamenta delle Zattere. Nella sua forma, isolata dal contesto dei canali, ricorda quasi un quadretto alpino. Difatti le più antiche e rinomate famiglie di squeraroli erano di origini montane (Cadore e Val Zoldana).

Lo squero è caratterizzato da un piazzale inclinato verso il rio per l’accesso delle barche. Alle spalle ha una costruzione in legno, detta “tesa”, ed è recintato su due lati. La tesa assicura un luogo di lavoro protetto dalle intemperie e serve anche da “camerella” (deposito degli attrezzi di lavoro). Spesso la zona contigua o la parte superiore dello squero è adibita ad abitazione del capo mastro o del proprietario.
Lo “squerarolo” lavora a braccio, non ci sono progetti o disegni se non in casi particolari. L’esperienza, la maestria e l’arte necessarie per la costruzione di una gondola si acquisiscono attraverso molti anni di attività. L’arte del mestiere viene tramandata da padre in figlio o da Maestro ad apprendista. Si diventa Maestro d’Ascia dopo almeno 3 anni di lavoro e dopo aver sostenuto un esame.
Quanto può costare una gondola?
La costruzione di una gondola può richiedere parecchi mesi e comporta più di 500 ore lavorative. Il suo costo si aggira tra i 35 e i 40 mila euro, a seconda dell’allestimento, o del “parecio” in veneziano.
Quanto costa un giro in gondola privato?
Spesso sento dire che il giro in gondola privato è costoso, una “trappola per turisti”. Non sono d’accordo. Ci sono cose ben più costose per le quali spendiamo i nostri soldi, per farci un regalo… ma di certo in nessun’altra città del mondo, se non a Venezia, potete farvi questo regalo. L’esperienza ed il punto di vista sulla città durante un tour in gondola, sono impagabili.
Inoltre, considerate che il prezzo è indipendente dal numero di passeggeri, fino a 6, bimbi inclusi. La tariffa comunale imposta per un giro in gondola è di 90 euro per 30 minuti. Dopo le 19:00 scatta la tariffa serale di 110 euro per 35 minuti. Il giro è circolare, nel senso che inizia e finisce sempre nello stesso stazio. In questo intervallo di tempo potete chiedere al gondoliere qualsiasi destinazione o affidarvi al suo consiglio. Potete consultare gli orari e posizione degli stazi alla pagina “Servizio Gondola” sul sito del Comune di Venezia.
Le gondole traghetto
I “traghetti da parada“, chiamati anche gondole traghetto o più correttamente “barchette”, effettuano servizio regolare di trasporto da una sponda all’altra del Canal Grande. Utilizzano delle “gondole“ più larghe, che consentono di accogliere fino a quattordici passeggeri e due gondolieri. Non è un’attrazione turistica ma un servizio utilizzato principalmente da chi a Venezia ci vive. Per un passaggio, che dura qualche minuto, il prezzo è di € 0,70 per chi possiede la tessera Venezia Unica, € 2,00 per gli altri. Ad oggi ne sono rimasti 5 attivi: Santa Sofia, Riva del Vin/Riva del Carbon, San Tomà, Santa Maria del Giglio, Dogana. Orari e stazi sono disponibili alla pagina “Traghetti da Parada“ sul sito del Comune di Venezia.





