Mistero a Venezia

Fascino e Mistero a Venezia: 5 luoghi legati a storie inquietanti

Fascino e mistero a Venezia si respirano ad ogni angolo. Un’atmosfera unica si crea tra le calli tortuose che si intrecciano tra edifici maestosi e talvolta disabitati, mentre la nebbia sale dalla laguna rendendo tutto più incerto. Le luci dei lampioni creano ombre allungate e voci lontane rimbalzano tra i vecchi muri. Tra queste pietre corrose dalla salsedine, si celano tante storie di fantasmi, leggende e misteri. Scoprire i luoghi che hanno ispirato questi misteri veneziani può essere un modo alternativo e affascinante di visitare questa città unica. Seguite le indicazioni che vi darò e anche voi potrete dire ai vostri amici: ma tu lo sai che a Venezia…?

Il mistero del cuore di pietra

Venezia mistero del cuore di pietra

Una delle storie popolari più conosciute di Venezia è sicuramente quella del cuore di pietra. Siamo a Castello, poco distanti dalla chiesa di San Giovanni in Bragora, che fa parte del circuito Chorus delle chiese visitabili più belle di Venezia. Ve ne parlo in questo articolo. Qui si trova il Sotoportego dei Preti, un caratteristico sottoportico veneziano a cui potete accedere dalla Salizada del Pignater. In cima all’arco di mattoni del portico, spicca un cuore in pietra rossa, legato ad un amore particolare.

In questo luogo vi era la casa di Orio, un pescatore che tutti i giorni gettava le reti a Malamocco. Un giorno, nella sua rete scorge impigliata una creatura bellissima, che ha sembianze di donna ma l’estremità di pesce: una sirena. Orio la libera e i due iniziano a parlare, proseguendo per tutta la notte e dandosi poi appuntamento per quella successiva. L’appuntamento si rinnova e presto i due si innamorano l’uno dell’altra, nonostante la loro diversità. Orio si fa coraggio e le chiede la mano: Melusina, questo era il nome della sirena, accetta di sposarlo, pur sapendo che rinuncerà alla sua forma di chimera diventando umana.

Pone però una condizione ad Orio, che non dovrà mai vederla di sabato prima del matrimonio. Orio è troppo curioso e non rispetta la condizione, così un sabato decide di vederla ugualmente. La sorpresa è forte, perché Melusina è vittima di un incantesimo, e il sabato si trasforma in un serpente di mare. Passato lo spavento iniziale, Melusina spiega ad Orio che sposandosi e diventando umana, l’incantesimo svanirà. Quindi i due si sposano ugualmente ed iniziano felici la loro nuova vita.

Venezia Misteriosa Leggenda di Melusina

Pone però una condizione ad Orio, che non dovrà mai vederla di sabato prima del matrimonio. Orio è troppo curioso e non rispetta la condizione, così un sabato decide di vederla ugualmente. La sorpresa è forte, perché Melusina è vittima di un incantesimo, e il sabato si trasforma in un serpente di mare. Passato lo spavento iniziale, Melusina spiega ad Orio che sposandosi e diventando umana, l’incantesimo svanirà. Quindi i due si sposano ugualmente ed iniziano felici la loro nuova vita.

Passano gli anni, Melusina dà alla luce tre figli, prima di ammalarsi gravemente e lasciare questo mondo. Per sua volontà il suo corpo viene ridato al mare, e Orio rimane disperato e solo. Non sa come andare avanti, badando al suo lavoro, alla casa e ai figli. Ma stranamente, quando torna a casa la sera, trova sempre la casa pulita, i figli accuditi e la cena pronta. Pensa si tratti della vicina, che sapendo del suo stato cerca di aiutarlo. La cosa va avanti per un pò, finché un sabato Orio torna a casa prima del previsto. Aprendo la porta della cucina si trova davanti un grosso serpente e colto dalla paura improvvisa lo ammazza tagliandogli la testa.

Venezia Misteriosa Leggenda di Melusina

Da quel momento, casa e figli rimasero trascurati e Orio capì che il serpente altro non era che Melusina. La sua amata tornava nell’unica forma che ora le era concessa, per accudire lui e i suoi figli, e ora era morta definitivamente per mano sua. Il cuore di pietra rossa, il cuore degli amanti, fu quindi posto lì dove essi vissero, a ricordo di un amore che andava oltre il tempo e lo spazio. Tra realtà e magia, si dice che chi lo tocca vedrà esaudito il proprio desiderio d’amore entro un anno. Che ne dite di provare?

Il mistero della pietra rossa

Si narra che durante l’epidemia di peste del 1630, a Castello viveva una ragazza, tale Giovanna, a cui un giorno apparve la Madonna. Si sa, a Venezia la Madonna è sempre stata molto amata, e in quell’occasione chiese alla ragazza di rappresentarla in un quadro, assieme ai Santi Rocco, Sebastiano e Giustina, e di appenderlo poi nel Sotoportego della Corte Nova. Se avesse fatto questo, la peste avrebbe risparmiato gli abitanti del quartiere.

Il dipinto, che Giovanna si affrettò a realizzare, richiamò molti devoti alla Madonna, e come promesso nessuno degli abitanti di Corte Nova si ammalò. Finita l’epidemia, un particolare saltò subito agli occhi dei veneziani: sotto al portico, di fronte al dipinto della Madonna, che si era completamente deteriorato, uno dei “masegni”, le pietre che formano il selciato, era diventato rosso. Il mistero che è legato a questa pietra vuole che lì si è concentrato il male rappresentato dalla peste, fermato dall’immagine della Madonna dipinta da Giovanna.

mistero pietra rossa Corte Nova

Sembra inoltre che in altre occasioni gli abitanti di Corte Nova siano stati protetti dalla Madonna. Nel 1849 e nel 1855 dalle epidemie di colera e dal 1917 al 1918 dai bombardamenti austriaci della Grande Guerra. Questo bellissimo sottoportico tipicamente veneziano è stato restaurato tra 2015 e il 2016, e merita di essere visitato anche solo per la particolarità del soffitto finemente decorato a cassettoni dipinti e dorati, realizzato a fine 600, oltre che per le opere pittoriche alle pareti raffiguranti la lotta di Venezia contro la peste. Sovrasta l’ingresso una bella iscrizione che descrive i miracoli ed il ringraziamento degli abitanti devoti alla Madonna. La pietra rossa? Nessun veneziano osa calpestarla, si dice che porti disgrazia e sfortuna.

Lo scalpellino e il levantino

Quello dello scalpellino a Venezia era un mestiere molto richiesto, viste le innumerevoli opere in pietra realizzate nel corso dei secoli. Nonostante questo, è sempre stato considerato uno “scultore senza arte”, anche se gli scalpellini contribuirono a realizzare opere di eccezionale bellezza. Un esempio su tutte, la facciata della Scuola Grande di San Marco, con i suoi preziosi giochi prospettici realizzati da Cesco Pizzigagni.

Venezia Scuola grande

Cesco era uno dei più abili scalpellini di Venezia, richiestissimo e famoso, ma quando la moglie si ammalò gravemente, per pagare le cure e cercare di guarirla fu costretto a vendere la propria bottega. La moglie morì ugualmente, e Cesco finì in miseria. Si ritrovò così a mendicare sul portale della Scuola che egli stesso aveva resa così magnifica. Talvolta, con un chiodo incideva sui lati del portone i profili delle navi che approdavano lì vicino.

Stando alla leggenda, un giorno la sua vita si incrociò con quella di un giovane levantino, di veneziana madre e levantino turco il padre. Il giovane viveva alla Giudecca col padre, ma spesso veniva a trovare la madre che abitava vicino alla Scuola, con la quale però aveva un rapporto burrascoso. Non le perdonava la sua natura di levantino, per la quale non era ben accetto nè ai veneziani nè ai turchi. A causa della sua frustrazione, spesso picchiava la madre, che per amore del figlio sopportava tutto in silenzio.

Una sera il ragazzo perse la testa, accoltellò la madre e le strappò il cuore dal petto. Completamente fuori di sè scappò verso la Scuola, con ancora il cuore della madre in mano. Quando fu davanti al portone inciampò sui gradini, cadde e ruzzolò a terra. Allora si sentì distintamente una voce femminile dire: “Figlio mio, ti sei fatto male?” Era la voce della madre, che nonostante tutto, ancora si preoccupava del figlio, amandolo più di se stessa. A quelle parole il giovane levantino perse completamente la ragione, si lanciò in acqua e si lasciò annegare.

Venezia leggenda del Levantino

Poco più in là Cesco era al suo solito posto, a mendicare qualcosa, e vide tutta la scena. Lo colpì a tal punto che decise di lasciarne traccia tramite un suo disegno fatto col chiodo. Ancora oggi, a fianco del portone e tra i profili delle navi, è ben visibile la figura stilizzata di un uomo col turbante e un cuore in mano. Nell’atmosfera affascinante di questa città, leggenda e realtà ancora una volta si fondono, lasciandoci con un altro mistero a Venezia.

La leggenda di Cà Dario

Quella di Cà Dario è una storia carica di fascino e mistero a Venezia. La casa si trova a Dorsoduro, affacciata sul Canal Grande poco distante dal Museo Guggenheim. Il retro invece si affaccia su Campiello Barbaro. Sembra che la casa abbia una maledizione che colpisce i proprietari e chiunque ci abiti, portando loro “sfortuna”, per usare un eufemismo. Quasi tutti sono deceduti di morte violenta o finiti in rovina.

Partiamo dall’inizio: 1479, Giovanni Dario ambasciatore della Serenissima a Costantinopoli, commissiona la costruzione della casa a tal Pietro Lombardo, pensando alla dote per la figlia Marietta. Da quel momento, la leggenda racconta una serie di fatti inquietanti e apparentemente legati tra di loro. Il genero di Dario, Vincenzo Barbaro, che acquisì la casa sposando Marietta, finì sul lastrico e poi accoltellato, mentre la moglie morì suicida gettandosi in Canal Grande. Il nuovo proprietario Giacomo Barbaro, che vi abitò per pochi anni, venne ucciso a Creta, l’allora Ducato di Candia, a metà del secolo XVII.

Agli inizi del XIX secolo la casa venne acquistata da un ricco commerciante armeno, che però dopo pochi anni finì in miseria e dovette venderla. Nei decenni seguenti la casa passò di mano tra diversi proprietari stranieri. Negli anni 20, fu acquistata da un miliardario americano, Charles Briggs, che venne travolto da uno scandalo per presunta omosessualità e fuggì in Messico, dove il suo amante si tolse la vita. Arriviamo agli anni ’70, quando Filippo Giordano delle Lanze, l’allora proprietario, viene trovato morto con la testa fracassata: anche qui sembra si sia trattato di una relazione finita male con un marinaio croato.

Successivamente Kit Lambert, manager della band The Who, acquista Cà Dario ma la permanenza nella casa lo porterà ad essere arrestato per droga e a rompere i rapporti con la band. Nel 1978 finalmente la casa torna nelle mani di un veneziano, il conte Fabrizio Ferrari, che vi si trasferisce con la sorella Nicoletta. La poveretta verrà trovata morta a seguito di uno strano incidente d’auto senza testimoni. Pochi anni dopo egli stesso viene coinvolto in un crack finanziario e vende l’edificio a Raul Gardini. La vicenda di Gardini è storia recente: il finanziere viene ritrovato morto suicida dopo il suo coinvolgimento nella vicenda di Tangentopoli, nel 1993.

Cà Dario e la sua maledizione

Da allora non è chiaro chi sia il proprietario, anche se voci la danno ancora in carico al Gruppo Ferruzzi ma gestita da una società americana che ne starebbe curando il restauro. Ma è tutto vero? Le leggende, si sa, hanno sempre un fondo di verità ma c’è anche chi sostiene che molto della storia di Cà Dario sia stato enfatizzato e che non tutte le morti raccontate in realtà siano vere o imputabili alla maledizione. Resta il fatto che l’iscrizione posta sulla facciata, VRBIS GENIO IOANNES DARIVS venisse curiosamente anagrammata dai veneziani in  SVB RVINA INSIDIOSA GENERO (in latino, “Io genero sotto insidiosa rovina“). Il mistero a Venezia si cela anche in queste parole.

Il mistero del poltergeist a Venezia

A Venezia, non tutti i misteri risalgono a tempi antichi, anche se su di essi si potrebbero scrivere pagine e pagine. Quello di cui vi racconto è un fatto che risale ai primi del ‘900, più precisamente agli anni venti. In campo San Boldo, nel sestiere di San Polo, c’è una casa bassa con giardino che fu oggetto di una serie di episodi inquietanti. Nella casa vivevano la famiglia di Tullio Gioppo e una giovane servetta. Un giorno di fine luglio, una fitta sassaiola colpì le finestre rompendone i vetri.

Campo San Boldo Venezia
Poltergeist a Venezia

Tullio pensò ad uno scherzo da monelli, ma qualche giorno dopo il lancio di sassi riprese. In realtà, i sassi e le pietre sembrava cadessero giù dal cielo, e non lanciati da qualcuno. La situazione era insostenibile, Tullio si rivolse alle autorità. Per diversi giorni le Guardie Regie e poi anche delle squadre fasciste, si appostarono giorno e notte per controllare la zona. Nonostante questo, i lanci di pietre e sassi continuarono e qualcuno fu anche colpito alla testa, per fortuna senza gravi conseguenze. La “Gazzetta di Venezia” iniziò a scrivere della cosa e presto vi fu un viavai di curiosi che volevano vedere il fenomeno.

Era quasi la fine di agosto e i venditori di angurie ne approfittavano per vendere i loro prodotti, mentre la polizia faticava a tenere a bada tutte quelle persone. Qualcuno iniziò a far circolare la voce che si trattasse di un fantasma che cercava vendetta. La casa infatti era stata costruita in parte sul terreno dove sorgeva la vecchia chiesa di San Boldo; in tempi antichi il cappellano assassinò il parroco proprio sull’altare di quella chiesa. Ma improvvisamente, iniziarono a volare oggetti anche all’interno della casa che ospitava la servetta, ogni qualvolta lei passava.

poltergeist a Venezia

Fu così che Tullio pensò di allontanarla… e all’improvviso ogni fenomeno cessò! Furono queste coincidenze a far pensare all’opera di un Poltergeist, o “spirito burlone”, che sembra si manifesti dove vi sono degli adolescenti. Vero o no, sta di fatto che, partita la servetta, tutto tornò alla normalità e della “casa delle pietre” non se ne sentì più parlare.

Se ti piacciono queste storie, leggi anche il mio articolo “Il Diavolo a Venezia: 5 storie con un protagonista d’eccezione!”.

2 commenti su “Fascino e Mistero a Venezia: 5 luoghi legati a storie inquietanti”

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