paroevenete

12 espressioni e parole di uso comune ma veramente nate a Venezia

Venezia e la sua storia non finiscono mai di affascinarci e di stupirci. Ad esempio, vi sono molte parole ed espressioni che usiamo tutti i giorni e che sono nate a Venezia. Alcune hanno dato origine a termini usati anche in altre lingue. Siete curiosi di conoscerle? In questo articolo ve ne indico alcune e da dove hanno avuto origine. Buona lettura.

“Ciao”, un saluto internazionale di origine veneziana.

Parlando di espressioni nate a Venezia, non si può iniziare senza citare la più conosciuta: CIAO! Questo saluto, oggi di uso comune e non solo in Italia, deriva dalla contrazione dell’espressione venetasciavo vostro”, ossia “schiavo vostro”. Nasce quindi come espressione reverenziale, un modo di salutare qualcuno esprimendo un profondo rispetto. Durante la Repubblica di Venezia diventò uso comune salutare chiunque con questa espressione, senza distinzione di classe sociale. Nel tempo divenne parte della lingua italiana e nel ‘900 assunse quel significato di saluto informale che oggi viene riconosciuto ovunque. Infatti, con il passare del tempo e grazie anche alle migrazioni dei lavoratori italiani, “Ciao” è diventata una delle parole della lingua italiana più conosciute in tutto il mondo

Ma la forma dialettale è ancora presente tutt’oggi nei dialetti veneti, non solo come saluto ma anche come esclamazione per esprimere rassegnazione o disappunto (es.: Non funziona più? Ciao.). A questo saluto è legata anche l’espressione “fare Ciao” ovvero salutare con la mano, mentre a volte lo si raddoppia dicendo: “ciao ciao”, una forma di arrivederci tra le righe. Quindi, il Ciao oggi lo possiamo definire un saluto internazionale, con il quale riusciamo a stabilire un rapporto immediato e più confidenziale con chiunque. Nato a Venezia.

ciao

Perché si usa l’espressione “Farsi il mazzo”?

Questa espressione viene comunemente usata per dire che abbiamo lavorato tanto, a volte ricevendo un compenso non adeguato all’impegno e alla fatica. Ma vi siete mai chiesti da dove arriva? Continuate a leggere e lo scoprirete.

Farsi il mazzo - espressioni veneziane

Venezia è sempre stata famosa per i suoi vetri artistici, e una parte di tale produzione era riservata alle perle. Sì, proprio quelle bellissime perline colorate di varia fattura che vengono utilizzate per creare bijou, frange, collane, guarnizioni, e quant’altro la fantasia ispira i creativi. Questi piccoli gioielli di vetro dovevano essere infilati in lunghi fili di cotone per essere trasportati senza che andassero dispersi, e qui entravano in gioco le “impiraresse.

Questo lavoro, prettamente femminile, consisteva nell’ impirar (infilare in veneziano) le perle in lunghi aghi e farle scivolare sui fili di cotone passati nella cruna. I fili di perle venivano poi raccolti a mazzo, ed il guadagno era proporzionale al numero di perle infilate al giorno. Più grande era il mazzo di fili di perle, maggiore era il guadagno per le impiraresse. Da qui l’espressione a noi nota “farsi il mazzo”, cioè lavorare duro per poter guadagnare abbastanza.

Da dove ha origine il termine “Villeggiatura”?

Vi siete mai chiesti perché questa parola di uso comune sia sinonimo di vacanza e da dove arriva?

Il termine “villeggiatura” fu coniato durante il rinascimento dai nobili veneziani. Questi solevano passare la bella stagione nelle loro “ville di campagna, per ritemprarsi dalle “fatiche” e dalla noia dell’inverno. Da “andare in villa” nasce quindi “villeggiatura. Tali ville sono tuttora presenti in maggior parte in Veneto e rappresentano un importante patrimonio culturale italiano. In Veneto sono 3807 e quelle costruite dal famoso architetto Andrea Palladio, le “palladiane”, sono nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. 

Ma la regina delle ville venete è la bellissima Villa Pisani, che ospitò Dogi, Re e Imperatori. Museo Nazionale dal 1884, si trova a Stra, paese nell’entroterra veneziano a 20 minuti da Venezia e 10 da Padova. Vale assolutamente il tempo di una visita ai suoi giardini con annesso labirinto e alle 30 sale affrescate del piano nobile. Il prezzo è contenuto e qui trovate tutte le informazioni per visitarla.  Se amate leggere, famose sono anche le commedie di Carlo Goldoni della “Trilogia della villeggiatura”, che trattano il tema nella consueta chiave ironica dell’autore veneziano. (acquistabile su Amazon libri)

Le origini di “Ballottaggio” e “Broglio”

Per “ballottaggio” oggi si intende un tipo di votazione a confronto diretto tra due candidati, di posizioni contrapposte; rappresenta anche l’ultima eventuale fase di un’elezione. Ma sapete da dove deriva questo termine?

elezione doge venezia

Ebbene, sembra proprio che queste due espressioni comuni derivino dal sistema di elezione del Doge veneziano. Infatti, durante l’elezione del Doge venivano usate delle sfere metalliche, dette “balote”, contenenti il nome del votato. Il sistema prevedeva una serie di estrazioni anonime delle balote, studiate in modo che non fosse possibile creare favoritismi.

Infatti, le prime modalità di elezione davano luogo a pratiche fraudolente. Prima delle votazioni, i membri del Maggior Consiglio si ritrovavano nel “brolio”, un cortile interno del palazzo dogale, dove i più potenti cercavano di comprare i voti dei nobili squattrinati, i “barnabotti”. Questa pratica finì con l’assumere appunto il nome di “broglio”, usato ancora oggi nella politica per indicare una elezione manipolata.

Per evitare tutto questo, la procedura di voto subì numerosi affinamenti tra il 1172 ed il 1268, quando fu adottata la versione definitiva. Era una procedura estremamente complessa, che in quell’epoca poteva durare anche settimane, ma rendeva praticamente impossibile manipolarne l’esito. Da Venezia ancora una lezione di civiltà e democrazia.

Da dove nasce la parola “Gazzetta”?

Il termine “Gazzetta” è diffuso in tutta Italia ed è diventato parte del titolo di numerosi quotidiani, da Nord a Sud. Ma la parola affonda le sue radici nella Venezia del 1500. In quel tempo, la Serenissima iniziò a pubblicare e diffondere dei giornali di appena otto pagine, per aggiornare i cittadini sull’andamento dei rapporti commerciali con l’Impero Ottomano. Questi otto fogli con le notizie costavano due soldi e la moneta in argento che corrispondeva a questo importo in veneziano era chiamata “gaxeta”, che si pronuncia “gazeta” . Da qui il termine italianizzato in “Gazzetta”, che appunto sta ad indicare un giornale di informazione.

portada gazzetta 1

L’origine del termine “Ghetto”

29 Marzo 1516: dal governo della Serenissima viene istituito formalmente il posto dove “li Giudei debbano abitar unidi”, per l’appunto “il Ghetto”. Ma perchè si chiama così?

Ebbene, nell’area che al tempo fu destinata esclusivamente alla comunità ebraica veneziana, era presente la fonderia dove venivano creati i cannoni navali. Popolarmente la zona veniva chiamata “el geto”, per via della colata (il getto) di fusione. Molti ebrei avevano origini tedesche, pertanto usavano la “g” dura, e da qui si ebbe la trasformazione di geto in gheto. Da tale storpiatura nacque quindi il termine “Ghetto”, che oggi viene utilizzato in tutto il mondo per indicare il quartiere ebraico di una città.

Il Ghetto di Venezia si trova a Cannaregio, a circa 10 minuti dalla stazione ferroviaria, ed è uno dei quartieri più caratteristici di Venezia. La zona è tutt’ora abitata dalla comunità ebraica e ospita un ricco museo dedicato e 5 sinagoghe. Qui trovate la mappa per raggiungere il “Campo del Ghetto Nuovo”, dove trovate anche un ristorante kosher. Un’ottima destinazione per iniziare un tour di Venezia.

Campo del Ghetto Nuovo Venezia - espressioni veneziane

Quando si dice “Reggere il moccolo”.

espressioni veneziane reggere il moccolo

L’espressione “reggere il moccolo” o “reggere la candela” è strettamente legata a quella del “terzo incomodo”, ovvero una persona che sta vicina ad una coppia impedendone l’intimità. Questo, a Venezia, era un vero e proprio lavoro retribuito, quello del “codega”. Infatti il “codega” reggeva la candela (il moccolo) per illuminare la via a chi si avventurava di notte per le calli buie e pericolose. L’origine della parola deriva infatti dal greco “odegos” che significa “guida”. Quando si trattava di coppie, in certi momenti il codega ovviamente poteva essere di troppo, e veniva quindi definito come “terzo incomodo“. L’espressione viene usata ancora oggi per indicare persona un pò troppo appiccicosa, dalla coppia che invece cerca un pò di intimità.

Che origine hanno “Arsenale” e “Darsena”?

Arsenale Venezia

La parola “arsenale” deriva dall’araboDār al-ṣināʿa” che significa “casa dell’industria o dei mestieri”. Il termine, noto ai veneziani tramite i loro contatti commerciali con l’Oriente, sarebbe passato al veneziano “darzanà”, poi corrotto nel tempo nella forma “arzanà”. Poi attraverso “arzanàl” , si arrivò alla forma finale di “Arsenale”. Il nome definiva tutta l’area, istituita nel secolo XII alle spalle del Bacino di San Marco, dove venivano costruite le grandi navi da guerra e commercio di Venezia. Prima di allora, tutte le imbarcazioni venivano costruite negli “squeri”, piccoli cantieri sparsi nella città. Lo “squero” rimase poi come attività artigianale, di cui parlo nel mio articolo 10 cose da sapere sulla gondola.

L’Arsenale era organizzato come una moderna fabbrica, con cantieri e officine, dove squadre di operai lavoravano ognuna ad una un parte specifica della nave, tipo una catena di montaggio odierna. Nel periodo di massima potenza di Venezia, all’Arsenale erano occupati circa 3000 operai, che producevano una nave completa al giorno. Oltre alla paga, agli “arsenalotti” venivano forniti vino, alloggio, assistenza sanitaria e protezione da malattie e infortuni. Era molto importante infatti che si mantenessero in buona salute per poter mantenere i ritmi di lavoro.

Arsenale Venezia

La parola Arsenale divenne poi di uso comune per definire un luogo d’armi, a seguito della enorme popolarità che l’Arsenale di Venezia ebbe nel corso dei secoli. La forma verbale “darzanà” è invece rimasta a indicare gli specchi d’acqua interni dell’arsenale e da qui deriva il significato odierno del termine “darsena”. L’Arsenale di Venezia è visitabile al suo interno solo in parte e per determinati periodi, pertanto è consigliato informarsi prima sul sito istituzionale Città di Venezia.

Perché i “Pantaloni” si chiamano così?

pantalone origine del nome

Il termine “pantaloni” deriva da una popolare maschera di Venezia, presente nella “commedia dell’arte” e protagonista del carnevale veneziano. Si tratta di Pantalone, un vecchio mercante avaro e vizioso che indossa lunghe calze caratteristiche. Tale indumento, all’epoca molto diffuso tra i veneziani, venne sempre più associato al personaggio, tanto che persino in Francia iniziarono a usare lo stesso termine,“pantalons”, per indicare appunto i “pantaloni”.

L’indumento, veniva associato al vestiario prettamente maschile, ovvero di colui che portava reddito, tant’è che ancora oggi si usa dire “chi porta i pantaloni in casa”, ad indicare chi guadagna e comanda. Per fortuna, oggi questa distinzione tra uomo e donna è quasi scomparsa, anche se in molti casi la vera parità di genere purtroppo è ancora lontana.

“Lazzaretto” e “Quarantena”: da dove hanno origine questi termini?

Può sembrare strano (ma nemmeno poi tanto), ma questi due termini tristemente noti, anche per i recenti fatti legati alla pandemia di Covid19, hanno avuto entrambi origine a Venezia.

A breve distanza dal Lido, l’isola di Lazzaretto Vecchio venne scelta nel 1423 per ospitare il primo ospedale della storia dedicato alla cura e all’isolamento dei malati di peste. La sua istituzione fu per l’epoca un enorme passo avanti nel sistema sanitario. Pare che il termine “lazzaretto” derivi proprio da qui: sull’isola infatti era presente la chiesa intitolata a Santa Maria di Nazareth, e la parola “nazarethum” potrebbe essersi fusa con San Lazzaro, patrono degli appestati, che dà il nome all’isola vicina, San Lazzaro degli Armeni.

Nel 1468, le numerose epidemie e le pestilenze che colpivano Venezia, spesso portate dai marinai che tornavano da lunghi viaggi, indussero il governo della Serenissima ad escogitare un metodo per contrastarle. Fu quindi stabilito che tutti gli equipaggi di ritorno a Venezia dovevano fermarsi per 40 giorni fuori dalla città, inventando di fatto la quarantena. Successivamente, i protocolli legati alla quarantena furono poi estesi in tutti i territori della Serenissima, e, visti i benefici risultanti, furono presto adottati anche dai governi vicini, creando qualcosa di molto simile all’odierno protocollo comunitario.

L’isola del “Lazzaretto Vecchio”, fu adibita a ricovero per le persone contagiate, mentre in una nuova zona, il Lazzaretto Nuovo, venivano isolati per quaranta giorni i marinai appena sbarcati e i possibili portatori di contagio. Si eresse una enorme struttura sanitaria, dotata di luoghi preposti alla disinfezione delle merci, con fumi di erbe che fuoriuscivano dai numerosi camini. Nel suo principale edificio, il “Tezon Grande”, sono ancora visibili graffiti e scritte sui muri di viaggiatori, commercianti e marinai di tutto il bacino Mediterraneo, che vi trascorsero la quarantena.

Lazzaretto Venezia

Entrambe le strutture sanitarie sulle rispettive isole rimasero in funzione per secoli, fino al 1700-1800. Divennero quindi utili per scopi militari, come magazzini, per poi cadere a poco a poco nell’oblio. Oggi sono parte di un progetto di riqualificazione museale che dovrebbe portare alla possibilità di visitarle entrambe a partire dal 2023. Maggiori informazioni le trovate nel sito istituzionale dei beni culturali.

La “Marionetta”, un semplice giocattolo o una storia affascinante?

Questa parola, che indica una specie di bambola di legno snodata, ha in realtà origine antica nella storia popolare di Venezia, esattamente dalla “Festa delle Marie”.

Festa delle Marie Venezia

Intorno all’anno 1000, dodici fanciulle veneziane vennero rapite dai pirati barbareschi, durante la festa della “Purificazione di Maria”. I veneziani, sempre molto devoti alla Madonna, pregarono per la sua intercessione nella vicenda. Dopo che le ragazze furono miracolosamente salvate, si dispose che l’evento venisse commemorato e fu istituita la “Festa delle Marie. Le “Marie” erano 12 ragazze nubili di famiglia povera, che per l’occasione ricevevano da altrettante famiglie ricche una dote perché si potessero maritare, oltre a vestiti e gioielli per la festa. Le Marie venivano quindi portate in processione in giro per la città, in una festa che durava diversi giorni.

Però la festa delle Marie creava anche molto scompiglio in città: accadeva spesso che le ragazze venissero importunate, o addirittura violentate, dagli uomini accorsi a vederle. Inoltre, il sorteggio delle Marie causava aspri attriti tra le famiglie povere e quelle ricche per via delle donazioni che erano imposte. Fu così che si decise di sostituire le “Marie in carne ed ossa con delle rappresentazioni in legno a grandezza naturale, chiamate “MarioneMarie de tola (Marie di legno).

Ovviamente, niente dote per le Marione, che venivano solo vestite e ingioiellate dalle famiglie abbienti; il tutto veniva poi restituito al termine della festa. Le riproduzioni in piccolo di quelle figure, che si mettevano in vendita durante la festa, vennero quindi chiamate “Marionette”, termine che usiamo tutt’oggi per i pupazzi di legno mossi da fili. Da non confondere con i burattini, che sono tutt’altra cosa.

marionetta espressione veneziana

Così facendo però, la festa perse il suo senso originario e insieme ad esso il favore dei veneziani. Tanto che circa trent’anni dopo, nel 1379, venne abolita. Recentemente è stata ripresa una sua versione rivisitata durante il Carnevale di Venezia moderno, dove dodici fanciulle veneziane sfilano in abiti medievali e rinascimentali in Piazza San Marco. Al termine della sfilata, la più bella tra esse riceve il titolo di “Maria dell’anno”.

Non fare la “pittima”!

Almeno una volta nella vita avrete sentito questa espressione, usata spesso come ingiunzione negativa“non fare la pittima!”. Solitamente questo è un appellativo riferito a una persona lamentosa e insistente, fastidiosa. Ma vediamo di conoscerne l’origine storica ed il ruolo sociale ai tempi della Serenissima.

Pittima espressioni veneziane

Il termine “Pittima” è legato ad una figura ben definita nella struttura sociale della Serenissima. Per precisione di cronaca, la stessa figura era presente anche in altre repubbliche marinare. La pittima era una persona pagata per seguire chi aveva un debito insoluto, il cui pedinamento era accompagnato da gemiti, urla e lamenti senza sosta. Inoltre la pittima era facilmente riconoscibile essendo vestita di rosso, in modo che tutti sapessero del debito, il che aumentava l’imbarazzo del debitore. In tal modo, grazie alla pressione e alla pubblica umiliazione, il debitore si affrettava a saldare i suoi conti. La pittima aveva dunque un ruolo sia sociale che morale, essendo a suo modo un garante delle buone norme di comportamento.

L’origine della parola è legata al termine greco “epithĕma” ovvero “ciò che è posto sopra”. Questa parola indicava una sorta di impacco terapeutico, la cui applicazione causava un certo fastidio. Questa accezione si è traslata a significare una persona fastidiosa, un impiastro. Nei dialetti veneziano e genovese poi si è definitivamente affermata la versione di persona lamentosa. Ma al di là dell’antica origine del termine è il suo risvolto sociale che affascina.

Il ruolo sociale della pittima nella struttura della Serenissima era duplice. La società veneziana aveva sviluppato un sistema di assistenza sociale, che forniva mense e ostelli per chi ne avesse bisogno. La pittima veniva reclutata tra le persone indigenti che usufruivano di questi aiuti. La loro sicurezza veniva comunque tutelata, poiché se il pedinato avesse arrecato danni alla pittima sarebbe stato condannato. In questo modo si regolavano i conti e si manteneva il buon nome della Repubblica. I debitori morosi venivano scoraggiati e il sistema economico tutelato. Si trattava dunque di un sistema ben funzionante, con una doppia utilità sociale. Ecco quindi da dove nasce il termine che usiamo anche ai giorni nostri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
VENEZIANDO
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.