carnevale di Venezia storia

Carnevale di Venezia: più di 900 anni di storia tra calli e campielli

Il Carnevale di Venezia rimane oggi il più affascinante e uno dei più conosciuti al mondo. Oggi voglio parlarvi della sua storia e della sua trasformazione nel corso dei secoli. Il Carnevale di Venezia infatti è una festa che affonda le proprie radici nel lontano passato della città e nella sua storia millenaria.

bauta 1

Ma quando ha origine il Carnevale di Venezia?

Di certo sappiamo che già se ne parla nel lontano 1094, in un documento che parla dei divertimenti pubblici nei giorni che precedono la quaresima: il Doge Falier concede ufficialmente a tutti i cittadini di Venezia il diritto di partecipare ai festeggiamenti. Forse fu una coincidenza, ma quello stesso anno venne miracolosamente ritrovato il corpo di San Marco. Tuttavia, solo nel 1296 il Senato della Serenissima Repubblica dichiarò festivo l’ultimo giorno prima della Quaresima, facendo del Carnevale a Venezia una festa pubblica ufficiale.

Il carnevale e le maschere veneziane

Come tutte le feste di questo tipo, vi sono forti legami con i riti dei culti pagani che segnavano il passaggio dall’inverno alla primavera, dove la maschera aveva un significato rituale. La maschera diventa quindi un potente strumento che dovrebbe appianare le distinzioni sociali (usiamo il condizionale, perché vedremo come questo in realtà non accade), in grado di nascondere la realtà quotidiana, mescolando la verità con la menzogna, il potere con la sottomissione. In ogni caso, la maschera offre l’anonimato al mascherato, che si sente libero di sfuggire alle restrizioni sociali e godere di un breve momento di anarchia.

Fu così che a Venezia nacque dal nulla e si sviluppò gradualmente un vero e proprio commercio di maschere e costumi. A partire già dal 1271 vi sono notizie di produzione di maschere, scuole e tecniche per la loro realizzazione. I Mascareri erano veri e propri artigiani che realizzavano maschere di fogge e fatture sempre più ricche e sofisticate, così che vennero riconosciuti ufficialmente come mestiere con uno statuto del 10 aprile 1436, conservato nell’Archivio di Stato di Venezia. Purtroppo, le maschere che oggi vengono vendute ad ogni angolo ai turisti, nulla hanno a che fare con il vero artigianato locale, tranne pochissime e costose eccezioni.

bauta veneziana carnevale di venezia

La maschera più tipica e conosciuta del Carnevale di Venezia è sicuramente la Baùta. Questo travestimento, usato indifferentemente da uomini e donne, è costituito da una particolare maschera bianca detta “larva”, indossata sotto ad un tricorno nero e associata ad un tabarro nero, ovvero un mantello lungo fino alla vita. Comparsa a Venezia tra il XV ed il XVI secolo, veniva utilizzata dai veneziani anche al di fuori del periodo carnevalesco, soprattutto dai nobili che volevano uscire di casa senza essere riconosciuti.

La peculiarità della “larva è il labbro superiore deformato ed allungato, in modo da mascherare anche la voce di chi la indossa. La sua conformazione inoltre permette anche di bere e mangiare senza essere tolta, così da mantenere il totale anonimato. Nel tempo, è diventato uso comune chiamare “baùta” anche la larva. 

bauta bianca carnevale di venezia

A Venezia la maschera poteva essere indossata anche durante la quindicina dell’Ascensione e, con ulteriori deroghe, si poteva portare fino al 10 giugno. Inoltre il travestimento tabarro e baùta era considerato abito elegante e adeguato anche durante le visite dei personaggi illustri, si portava nei banchetti ufficiali e nelle feste straordinarie della Serenissima ove si volesse mantenere l’anonimato. Infine l’uso della maschera era concesso dal 5 ottobre al 16 dicembre, quando iniziavano le celebrazioni per il Natale.

Gnaga maschera carnevale di venezia

Un altro costume tipico di quei tempi era la Gnaga, un semplice travestimento da donna per gli uomini. Era costituito da indumenti femminili di uso comune e da una maschera con le sembianze da gatta. Il personaggio si atteggiava a donzella popolana, emettendo suoni striduli e miagolii beffardi, e portava un gattino dentro ad un cesto. Questo costume era molto popolare tra i giovani veneziani, essendo anche molto semplice da realizzare.

Dal punto di vista storico, il Carnevale di Venezia del passato è molto diverso da quello odierno. La prima differenza che salta all’occhio riguarda l’uso della maschera che viene fatto oggi, più vicino ai dettami della moda e delle persuasioni più o meno occulte dei mass-media. Non solo, il Carnevale di Venezia è mutato profondamente anche nella sua tradizione, nella durata, nel coinvolgimento della cittadinanza.

La durata e gli eventi del carnevale di Venezia

Negli anni d’oro della Serenissima il Carnevale iniziava ufficialmente il 26 Dicembre, giorno di Santo Stefano, per terminare alla mezzanotte del “martedì grasso”, giorno precedente all’inizio della Quaresima. Nel rituale del primo giorno il Doge andava in visita alle reliquie del Protomartire, nella chiesa di San Giorgio Maggiore. Per i nobili era invece occasione per il Liston“, ovvero la passeggiata delle maschere in Piazza San Marco sotto le Procuratie, occasione per mostrarsi e ostentare la propria ricchezza.  Inizialmente questo passeggio era in campo santo Stefano dove c’era un’apposita lista selciata (da cui liston) che attraversava la terra battuta, poi si trasferì appunto in Piazza.

carnevale in piazza 1
baute in piazza 1

Si costruivano palchi nei luoghi principali della città, in cui si esibivano giocolieri, saltimbanchi, acrobati e musicisti, provenienti da ogni dove.

I venditori ambulanti offrivano frutta secca, castagne e dolci di ogni tipo, ma erano le Frìtoe, le frittelle, il dolce preferito dai veneziani, che arrivò ad essere il “dolce nazionale”, con tanto di corporazione dei Fritoeri. Ve ne parlo anche in questo mio articolo sul cibo a Venezia.

venditrice di fritole

Oltre alle grandi manifestazioni nei luoghi aperti, si diffusero ben presto piccole rappresentazioni e spettacoli di ogni genere (anche molto trasgressivi) presso le case private, nei teatri e nei caffè della città. Nelle dimore dei sontuosi palazzi veneziani si iniziarono ad ospitare grandiose e lunghissime feste con sfarzosi balli in maschera. Nel XVIII secolo il Carnevale di Venezia raggiunge il suo massimo splendore e riconoscimento internazionale, diventando celeberrimo e prestigioso in tutta l’Europa del tempo.

Per contro, questo contribuì a rendere ancora più evidenti le differenze di classe che lo spirito del Carnevale e la maschera avrebbero invece dovuto appianare, almeno per un breve periodo. E questo è ciò che accomuna il Carnevale di allora con quello di oggi, dove le feste popolari di massa si contrappongono alle lussuose e trasgressive feste private, destinate alle classi più abbienti.

Tra le tante feste del Carnevale, il 2 febbraio veniva celebrata la Festa delle Marie, di cui vi parlo più diffusamente nel mio articolo sulle parole di origine veneziana, in quanto diede origine alla parola d’uso comune “marionetta”.

Le marie

Uno spettacolo poco conosciuto, che aveva luogo durante tutti i giorni del Carnevale a Venezia, era la “Cazza”, ovvero la caccia ai tori. Non si sa bene quando questa sorta di corrida sia stata introdotta a Venezia e nemmeno da dove è arrivata, ma si sa che è durata per molti secoli, fino al carnevale del 1802, quando fu soppressa. Vi sono dipinti dell’epoca che ritraggono queste attività, che venivano svolte nei campi più grandi, come San Polo e Santa Maria Formosa, e in Piazza; venivano realizzate scalinate in legno ad anfiteatro per il pubblico e baracchini in cui si vendeva vino.

caccia ai tori Carnevale
caccia ai tori Carnevale

I tori, in realtà si trattava per lo più di buoi, venivano tirati per le corna con delle corde dai tiradori, con l’obbiettivo di far stramazzare al suolo il toro grazie alle loro potenti tirate di fune. Dopo di che il toro veniva ucciso con un colpo di spada al collo.  Va detto che, in qualche occasione, sebbene più raramente, fu organizzata anche la caccia all’orso.

Il “Giovedì Grasso” nel carnevale Veneziano

Momento fondamentale del Carnevale era la festa del “Giovedì Grasso”. Originariamente la festa era legata ad un fatto militare, ovvero la vittoria sul Patriarca di Aquileia. Costui nel 1162 tentò una rivolta contro la Serenissima, attaccando Grado. Sconfitto dall’allora Doge Michiel Vitale II, il Patriarca e 12 suoi canonici furono portati a Venezia e vennero giudicati a morte. In segno di clemenza però, la loro pena fu comminata ad un toro e a 12 maiali, offerti in riscatto da Aquileia come umiliazione, mentre il Patriarca e i suoi furono rispediti a casa.

Da allora ogni anno, per la festa del Giovedì grasso, Aquileia inviava a Venezia un toro e 12 maiali che venivano giudicati, condannati a morte e macellati, distribuendone poi le carni al popolo. Con il tempo le motivazioni di tale festa svanirono, fino ad essere abolita nel 1523, quando si decise di mantenere solo la decapitazione del toro.

Quest’ultima forma della festa, che diede origine al noto proverbio “tagliare la testa al toro”, durò fino alla caduta della Repubblica Serenissima. Il ‘Taglio della testa del toro’ viene ancor oggi ricordato a Venezia con maschere e carri allegorici.

taglio della testa al toro

Sempre di Giovedì grasso, vi erano altri divertimenti di popolo che si svolgevano in città, come la Moresca, una danza ritmica che rievocava la lotta tra cristiani e mori, simulata a Venezia dalle fazioni dei Castellani (dei sestieri di Castello, San Marco e Dorsoduro) e i Nicolotti (dei sestieri di San Polo, Santa Croce e Cannaregio).

la moresca 2

Questi si davano battaglia usando daghe spuntate, e al termine della danza/contesa arrivavano i fuochi artificiali. Sempre Castellani e Nicolotti si esibivano in prove di forza, sfidandosi a suon di pugni dall’alto delle Forze d’Ercole, ovvero delle piramidi umane costruite talvolta anche sull’acqua.

Forze Ercole 2

Il “Volo dell’Angelo”

Verso la metà del 1500, un giovane acrobata turco decise di salire al campanile di San Marco, lungo una corda assicurata ad una barca e con il solo aiuto di un bilanciere;  Nella discesa, invece, raggiunse la balconata del Palazzo Ducale, porgendo i suoi omaggi al Doge. Lo spettacolo, che prese il nome di “Svolo del turco”, divenne cerimonia ufficiale e si rinnovò ogni anno il giorno di Giovedì Grasso, subendo poi nel tempo diverse modifiche.

svolo del turco 1
volo colombina

Si arrivò quindi al “Volo dell’Angelo”, ovvero di un uomo addobbato con delle ali che, assicurato con degli anelli ad una fune, scendeva veloce verso il loggione, dove riceveva dal Doge un premio in denaro.

Ma nel 1759 vi fu un incidente mortale, dove l’acrobata si schiantò al suolo. Dall’edizione successiva del Carnevale, la persona fu sostituita da una colomba di legno, che nel suo tragitto dal campanile alla loggia spargeva fiori e coriandoli. Fu coniato così il nuovo termine di “Volo della colombina”. Come la maggior parte delle altre ricorrenze e spettacoli, con la fine della Repubblica Serenissima anche questo evento si interruppe per lungo tempo

La fine del carnevale

Ma per quanto fosse lungo, anche il Carnevale prima o poi doveva giungere alla fine, ogni anno, secolo dopo secolo. L’ultimo giorno di Carnevale era sempre il Martedì Grasso e in questo giorno particolare le follie si sprigionavano con tutta la loro intensità, per tutte le classi sociali. Nessuno rimaneva in casa, anche la servitù otteneva il permesso di “andare in maschera” e di tornare dopo la mezzanotte. Feste e balli invadevano ogni calle, mentre un fantoccio gigante che rappresentava Pantalone, la più celebre maschera veneziana, veniva bruciato nelle piazzetta di San Marco.

A mezzanotte, i rintocchi delle campane di San Francesco della Vigna decretavano la fine dei festeggiamenti e l’inizio della Quaresima.   

Dal 1797, sotto l’occupazione francese e poi austriaca, tutti i mascheramenti vennero proibiti, tranne che per le feste private nei palazzi. Fu così che Carnevale di Venezia perse velocemente il suo spirito e iniziò il suo declino, resistendo in minima parte solo nelle isole maggiori di Burano e Murano.

Il “nuovo” Carnevale di Venezia

Ci sono voluti quasi 2 secoli, perché il Carnevale di Venezia potesse risorgere dalle sue ceneri. Grazie all’iniziativa e all’impegno di alcune associazioni di cittadini e al contributo logistico ed economico del Comune di Venezia, del Teatro la Fenice, della Biennale di Venezia e degli enti turistici, finalmente nel 1979 il Carnevale di Venezia rinasce, tornando ad essere conosciuto e celebrato in tutto il mondo. Ogni anno vengono organizzati eventi pubblici e feste con un tema diverso, che gli organizzatori scelgono tra i molteplici soggetti che fanno parte della storia millenaria di questa città.

Dal 2001, grazie all’Amministrazione Comunale di Venezia, il Volo della Colombina è ritornato ad essere il Volo dell’Angelo, riportando in vita l’antico rito del Doge che proclama l’inizio del Carnevale. Da allora infatti, il volo viene effettuato da una persona, in genere una ragazza, che scende lentamente dal campanile alla piazza, assicurata ad un cavo, in un tripudio di coriandoli.

Angelo 2020 1

L’attuale Volo dell’Angelo non si svolge più il Giovedì Grasso, ma il primo giorno ufficiale del Carnevale, con un programma che viene definito di anno in anno e che potete scoprire al sito ufficiale. Per il 2025 il Carnevale di Venezia inizia il 14 febbraio, giorno di San Valentino, e termina il 4 marzo. L’evento sarà dedicato a Giacomo Casanova, a 300 anni dalla nascita del veneziano più iconico e affascinante di sempre.

Anche la festa delle Marie è tornata a far parte del Carnevale di Venezia, se pure molto cambiata nello spirito e nella sua rappresentazione. La rievocazione storica si associa ad un più moderno concorso di bellezza, che il primo sabato di Carnevale vede sfilare in corteo 12 fanciulle locali e centinaia di figuranti in costumi d’epoca. Le Marie sfilano nuovamente in Piazza San Marco il martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale, per la proclamazione della più bella, la “Maria dell’anno”.

Marie
Festa delle Marie

Buon Carnevale di Venezia!

Il nostro viaggio nella storia del Carnevale di Venezia finisce qui, ma è solo un arrivederci in Piazza San Marco, a festeggiare e a godere della bellezza di questa città unica al mondo. In ogni caso, per qualsiasi informazione riguardante il Carnevale di Venezia attuale, eventi correlati, spettacoli e date, è sempre disponibile il sito ufficiale https://carnevale.venezia.it/ .

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