bacino San Marco

15 modi di dire veneziani ed il loro autentico significato – Parte 2

Oltre alle gondole che scivolano silenziose sui canali e alle splendide case che si specchiano nell’acqua, Venezia vanta un altro piccolo tesoro nascosto: il suo dialetto. Un linguaggio ricco di espressioni vivaci, saggezza popolare e ironia che svelano l’anima più vera della città. Nel primo articolo dedicato a questo argomento, che potete leggere qui, vi ho proposto una prima selezione di questi modi di dire veneziani, che forse vi hanno fatto sorridere e vi avvicinano alla cultura veneziana. Ma queste espressioni uniche sono moltissime, come si può ben immaginare, per questo ho pensato di proporvene altre. Preparatevi quindi ad immergervi in un mondo di parole che profumano di storia, di vita vissuta e di un pizzico di sana follia.

Per chi non avesse letto l’articolo precedente riassumo brevemente alcune indicazioni relative alla forma scritta e alla pronuncia: la “x“, ad esempio, equivale ad una “esse” che pur non essendo doppia viene un pò trascinata, mentre la lettera “s” usata singolarmente viene a volte pronunciata come in “rosa”, ovvero dolce, a volte sibilante. La “z” viene usata per la terza persona del verbo essere, pronunciata però quasi come una esse blesa. Le doppie consonanti si usano raramente, e non esiste il passato remoto. Anche la lettera “L” viene quasi sempre tralasciata o sostituita da una “e”, trasformando un “elo” (lui) in “eo”, “gondola” in “gondoea”, soprattutto nella parlata comune. La lettera “J” si pronuncia “all’inglese”, ovvero come “gi”.

E come già evidenziato nel precedente articolo sull’argomento, per la maggior parte si tratta di espressioni colorite usate per insultare, a volte bonariamente altre meno. Infatti, un pò in tutte le forme di dialogo dialettali, anche il saluto all’amico spesso inizia o finisce con l’insulto scherzoso. Si viene a creare così un legame più stretto tra le persone coinvolte, poiché dimostra familiarità e complicità. Ecco perché, anche a Venezia non è raro udire le persone salutarsi in quel modo.

modi di dire veneziani - no dormo da pie

“Guarda che io non dormo dalla parte dei piedi!” Questa espressione vuole evidenziare a chi sta tentando di convincerci di qualcosa o, peggio, di abbindolarci con la sua parlantina, che non siamo stupidi! Fino a non molto tempo fa, infatti, nelle famiglie numerose e poco abbienti, i posti letto disponibili venivano spesso condivisi. Ma per far stare 2 persone nello stesso piccolo letto, spesso si ricorreva ad uno stratagemma: uno si coricava in posizione corretta, l’altro in posizione invertita, ovvero con la testa vicina ai piedi del primo.

Questa posizione non molto “sana”, viste anche le condizioni igieniche di un tempo, veniva spesso imposta alla persona meno considerata, quella più giovane o non in grado di lamentarsi, perché ritenuta meno intelligente. Quindi usare questa espressione equivale a mettere in guardia il nostro interlocutore dicendogli: “Guarda che non sono uno stupido”.

modi di dire veneziani - caìgo

” Si è perso nella nebbia…” Si dice di qualcuno che non arriva all’ora stabilita, in ritardo… che probabilmente si è perso nella nebbia, “caìgo” in veneziano. Spesso l’umidità della laguna genera nebbie molto fitte, che a volte rendono difficile la navigazione, specie per chi non è dotato dei moderni ausilii come radar e GPS. Quindi un tempo era abbastanza facile, per chi doveva attraversare la laguna semplicemente con una barca, perdersi per il caìgo e quindi arrivare tardi… o non arrivare per nulla!

modi di dire veneziani - conta piere

” Conta le pietre…” sottinteso camminando, si dice di qualcuno che cammina molto lento, quasi stia contando le pietre del selciato che ha davanti. Altro termine associato alla persona lenta è “camòma”: el riva, ma co ea so camòma (arriva, ma con molta calma). La parola camòma potrebbe infatti essere riferita alla camomilla, pianta officinale dalle note proprietà calmanti e rilassanti, conosciuta in veneto fin dall’antichità.

” Andare alla massima velocità”. Nelle barche a vela el baeon era la vela di prua che oggi conosciamo come spinnaker. Quando prende il vento ed è al suo massimo assume una forma arrotondata, simile ad un pallone gonfiato. Quindi andare “a sbrega baeon” significava prendere tanto vento per andare alla massima velocità, ma anche rischiare che la vela si rompesse. Infatti “sbregarsignifica rompere, o più precisamente strappare una tela.

modi dire veneziani - sbrega baeon
modi di dire veneziani - mona sui coppi

” Ribaltarsi gambe all’aria”. È uno dei modi di dire veneziani più comuni. La “mona” è risaputo si riferisca ai genitali femminili, parola usata il tutto il veneto senza differenze dialettali , e la cui origine è piuttosto controversa. La sostanza dell’espressione è che la persona che incespica e si ribalta, molto probabilmente rotola su sè stessa, esponendo i genitali in alto, verso le tegole dei tetti, verso “i coppi” per l’appunto.

Il fatto che si prenda come esempio una donna, probabilmente è perché le lunghe ed ingombranti vesti del tempo favorivano il verificarsi dell’evento. Ciò non toglie che si usi la stessa espressione anche per gli uomini.

” Un alto e un basso fanno pareggio”. Tra i vari modi dire veneziani, questo rientra nella filosofia del tipico veneziano: se una cosa ti va male prima o poi un’altra ti andrà bene, perché la vita appunto è fatta di alti e bassi. L’importante è che si equivalgano, e si vada a pareggio. È un invito all’ottimismo e alla resilienza, simile a quanto già visto nel primo articolo, riguardo l’espressione “sìe ore ea cresse, sìe ore ea caea”. Il termine veneziano “guaìvo” può avere comunque diversi significati, a seconda del contesto: buono, liscio, giusto, pareggiato, simile o uguale, tranquillo.

mastega brodo - modi di dire veneziani

“È uno che mastica il brodo”. Come tanti modi dire veneziani, anche questo mette in evidenza le caratteristiche negative di una persona poco affidabile, con tutta l’ironia tipica del luogo. Una persona che perde il suo tempo a masticare il brodo, è lenta, indolente, svogliata e priva di iniziativa. Chi si perde in azioni banali e inconcludenti, come masticare il brodo, non porterà mai a termine nulla, quindi meglio lasciarla perdere.

“Andare poco vestito nonostante il freddo”. Espressione tipicamente usata in tono ironico o scherzoso, per sottolineare l’abbigliamento inadeguato, la vanità o l’impreparazione di una persona. La “spadina” era infatti un tipo di spada corta e leggera, tipo uno stiletto, usata dai nobili veneziani come accessorio di moda durante il Seicento e il Settecento. Questi si aggiravano per le calli ed in piazza con abbigliamento molto leggero, anche d’inverno, per mettere in mostra l’accessorio e per mostrare il loro rango.

Si tratta di uno dei modi di dire veneziani che può avere diversi significati a seconda del contesto: può definire un abbigliamento inadeguato per la stagione, o una persona estremamente vanitosa che bada solo alle apparenze, ma anche una totale impreparazione ad un evento da affrontare, tipo non aver studiato per un esame che ci si appresta a sostenere.

Al contrario del precedente, questo modo di dire paragona il complesso sistema di un’opera teatrale, ad un abbigliamento ridondante, eccessivo, formato da tanti capi sovrapposti. Un altro dei modi di dire veneziani che ironizza sull’abbigliamento e le abitudini della persona oggetto della frase. Equivalente a “el gà zentomia maje indosso”, “ha centomila maglie addosso”.

Letteralmente “Vado a prendere in giro i ciechi”, ma con tutto il rispetto per i non vedenti, significa vado a dormire. L’origine di questa espressione è facilmente intuibile, ma la sua provenienza rimane sconosciuta.

modi di dire veneziani - trasto e sentina

Passare dal trasto alla sentina” è una espressione marinara. Il trasto è un’asse posta trasversalmente nella parte alta della barca, che ne unisce i due fianchi e sulla quale ci si può sedere. La sentina è invece il fondo della barca, la parte più bassa dove si raccolgono le infiltrazioni d’acqua. Passare dal trasto alla sentina significa quindi passare rapidamente da una situazione ad un’altra, senza che vi sia un reale collegamento. In senso figurato, passare da un argomento ad un altro senza una connessione logica. Esattamente come saltare di palo in frasca” mentre si discute con qualcuno.

duri i banchi

Tenersi ai banchi!I banchi in questione sarebbero le panche dove sedevano i rematori delle galee veneziane. Era quindi il comando rivolto ai vogatori per incitarli a remare con forza, e resistere all’urto durante gli speronamenti o l’uso dei cannoni in battaglia, reggendosi appunto “ai banchi”. Successivamente l’espressione diviene uno dei modi dire veneziani usato in molte altre occasioni, come incoraggiamento a non mollare, o per motivare chi sta facendo uno sforzo, in qualsiasi ambito, anche sportivo.

La signora Zanze … (è debole di reni)” è una vecchia canzone popolare che descrive una signora incontinente, che per questo è sempre in movimento. Le “suste” in veneziano sono le molle, ma in questo contesto si riferiscono ai reni, che se deboli, provocano il disagio. Quindi dire a qualcuno “ti me par ea siora Zanze” vuol dire fargli notare che è in continuo movimento, che si deve calmare un attimo.

Trovi anche tu quello del formaggio!” Questa espressione ha origini incerte e pare diverse per ogni regione del Nord. Ma che l’origine sia la leggenda trentina del malgaro, o la spiegazione veneziana dei conciapelli della Giudecca, o del mastro muratore friulano, per tutti ha lo stesso significato: Prima o poi trovi quello che ti sistema a dovere! Ciò che conta è l’avvertimento, che vuol essere educativo, a non fare troppo il furbo, il gradasso, o il bullo, perché prima o poi troverai qualcuno più forte di te, che ti rimette al tuo posto.

Dolo - modi di dire veneziani

Ma vieni da Dolo?” Tra i modi di dire veneziani che si riferiscono a persona poco sveglia, non è chiaro il motivo per cui si cita Dolo, paese dell’entroterra veneziano, abitato da persone assolutamente normali.

Azzarderei però una spiegazione logica, del tutto personale. Dolo, come tanti altri paesi lungo la riviera del fiume Brenta, ospitava e ospita tutt’ora una moltitudine di ville veneziane, dove la nobiltà si recava appunto in “villeggiatura“. Dell’origine di questa parola ne parlo anche nell’articolo Espressioni nate a Venezia.

Durante la permanenza in villa venivano organizzate feste e baccanali che potevano durare anche diversi giorni, con effetti sui partecipanti che ben si possono immaginare. Chi subito dopo si trovasse a dover rientrare in città, con la stanchezza dei bagordi e un bel dopo sbornia, non doveva sembrare molto sveglio agli occhi degli altri. Da qui, probabilmente, la domanda: “Ma ti vien dal Doeo?” per sottolineare lo stato di offuscamento della persona. Questa interpretazione rimane assolutamente personale e non è confutata da altre fonti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
VENEZIANDO
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.