il diavolo a veneza

Il Diavolo a Venezia: 5 storie popolari con un protagonista molto influente

Le leggende che hanno come protagonista il Diavolo a Venezia, sono un affascinante riflesso della dualità di questa città, tanto cristiana quanto superstiziosa. Nella ricca tradizione popolare veneziana, il male si contrapponeva alla fervente devozione verso le Madonne e i Santi. In questo articolo, vi racconto cinque storie sul Diavolo a Venezia, alcune più conosciute di altre. Esplorando i luoghi in cui queste leggende hanno avuto origine, potrete vivere un’esperienza che vi farà guardare le cose con occhi diversi. Perché si dice che “essere superstiziosi porta male“, ma è innegabile che il solo menzionare il nome del Diavolo provochi un brivido in tutti noi. Buona lettura!

Il Diavolo a Venezia: Il fantasma del Ponte di Rialto

il Diavolo a Venezia - ponte di Rialto

La storia riguarda un luogo molto conosciuto, ovvero il Ponte di Rialto. Si narra che durante la sua costruzione, iniziata nel 1588 e terminata nel 1591, il Diavolo ci mise lo zampino. Pare infatti che i lavori non riuscivano a procedere a causa di diversi crolli, di cui non si capiva l’origine. Il progettista Antonio da Ponte decise così di nascondersi di notte nei pressi del cantiere, per vedere ciò che accadeva.

Scoprì così una figura alta e scura che si aggirava sul luogo e decise di affrontarla: quella figura si rivelò essere il Diavolo, che per lasciar proseguire i lavori chiese un prezzo molto alto. La richiesta fu infatti che gli venisse concesso di prendere l’anima del primo essere vivente che avesse attraversato il ponte, una volta terminato. Antonio accettò, pensando già a come ingannarlo. Il giorno dell’inaugurazione infatti, avrebbe fatto attraversare il ponte da un gallo.

Ma Il Diavolo, intuendo l’inganno, decise di punirlo per la sua sfrontatezza, e lo anticipò. Fece dire alla moglie di Antonio, in attesa del suo primogenito, che il marito aveva avuto un incidente e di correre al cantiere. La poverina accorse subito, attraversò il ponte e cadde a terra senza vita. In tal modo il Diavolo si prese l’anima della donna e anche del figlio che portava in grembo. Da allora, il fantasma del bimbo mai nato iniziò a vagare sul ponte. Per molti anni chi passava di là sentiva sempre qualcuno piangere e sternutire, quindi la gente girava al largo. Un giorno, sentendo uno starnuto, un gondoliere rispose “salute”: da quel momento il fantasma del bimbo se ne andò.

Il Diavolo a Venezia: L’Angelo e la scimmia

Nei pressi di Piazza San Marco si trova Cà Soranzo, un edificio chiamato anche Cà dell’Angelo per via dell’edicola posta sulla facciata che mostra l’immagine di un Angelo. Si dice che vi abitasse un avvocato truffaldino, tale Iseppo Pasini, che possedeva una scimmia, ammaestrata alle faccende di casa. In realtà la scimmia era un diavolo sotto mentite spoglie, che voleva prendere la sua anima. Ma Iseppo era molto devoto alla Madonna e la pregava tutte le sere, così che il diavolo non riusciva nel suo intento.

Un frate amico, padre Matteo da Bascio, dell’Ordine dei Cappuccini e già in odore di santità, un giorno andò a pranzo dall’avvocato, che gli fece vedere la sua scimmia domestica. Padre Matteo si accorse subito che la scimmia era un diavolo e lo affrontò. Tramite un esorcismo il frate cacciò il diavolo, che uscì facendo un buco sul muro: da lì sarebbe potuto tornare a prendersi l’anima, se Iseppo avesse dimenticato di pregare la Madonna. Quindi, il frate rimproverò l’avvocato e strizzando la tovaglia in sala da pranzo ne fece uscire sangue, per dimostrargli il male che aveva fatto.

il Diavolo a Venezia - Cà dell'Angelo

Iseppo si pentì dei suoi misfatti e disse che avrebbe fatto in modo di risarcire chi aveva danneggiato. Allora il frate gli disse di mettere un Angelo a protezione del buco, così il diavolo non sarebbe più potuto tornare a prendersi la sua anima. Ancora oggi, sopra la testa dell’Angelo è visibile il buco, da cui il diavolo non potrà più passare!

Il Diavolo a Venezia e la statua di Giuda

Nel 1355, la Serenissima dedicò una chiesa a San Cristoforo, in quel di Cannaregio. La chiesa però divenne presto per tutti “della Madonna dell’Orto”, per via di una statua grezza della Madonna con Bambino. La statua, inizialmente rifiutata dal parroco di Santa Maria Formosa, rimase per anni nell’orto dello scultore Giovanni De Santi, fino a che un giorno cominciò ad emettere strani bagliori, diventando presto meta di pellegrinaggi. Fu così che la statua trovò il suo posto a San Cristoforo e la chiesa prese la denominazione attuale.

Ma veniamo all’antefatto, ovvero la decorazione della facciata della chiesa, che fu commissionata allo scultore Paolo delle Masegne. Nessuno immaginava che questo era un adoratore di Satana, e quando realizzò le statue dei dodici apostoli per la facciata, scolpì quella di Giuda per mano del Diavolo. Nel medioevo infatti, era uso sostituire l’immagine di Giuda traditore con quella di Mattia, l’apostolo che lo sostituì. Inoltre, quando il Diavolo si era impossessato dell’anima del Paolo, gli aveva consegnato una delle 30 monete con cui Giuda fu pagato, ordinandogli di inserirla nella statua.

il Diavolo a Venezia  - Madonna dell'Orto

L’intento era di fare di quella chiesa un luogo di culto per Satana, ma perché ciò si realizzasse era necessaria una messa di consacrazione dell’opera. La messa fu programmata per il venerdì santo del 1366, e l’evento richiamò molta gente ad assistere anche all’esterno della chiesa, com’era d’uso a quel tempo. Tra queste persone vi era anche una giovane ragazza, Isabella Contarini: si diceva che, dopo essere miracolosamente scampata alla febbre tifoidea, che l’aveva portata in punto di morte, la dodicenne avesse ottenuto particolari poteri.

Fu così che nel pieno della cerimonia, mentre il prete stava aprendo il tabernacolo per le ostie, Isabella si accorse della presenza del Diavolo nel corpo di Paolo, e lo affrontò urlandogli contro. Nello sgomento generale Paolo estrasse un coltello per metterla a tacere, ma il chierico prontamente gli gettò in faccia dell’acqua santa ed egli cadde a terra rantolante. Chi era presente disse che a quel punto il cielo si oscurò e venne un vento fortissimo a spegnere tutte le candele. Poi, con un boato, il vento cessò e quando tutti si ripresero videro Paolo riprendersi, stordito e confuso.

Nessuno ricordava più nulla ma la statua di Giuda ora aveva il volto di Mattia, com’era giusto che fosse. Ancora oggi è lì, sulla facciata della chiesa della Madonna dell’Orto, assieme agli altri apostoli, protetta dalla Giustizia e dalla Fede che sovrastano dal tetto. Ma da allora, ogni notte del venerdì santo, la gente narra che la statua vola verso Gerusalemme, dove il terreno che Giuda comprò reclama l’argento con cui fu acquistato, e che ancora è incastonato al suo interno.

Il Diavolo a Venezia: La leggenda del ponte di Torcello

Qui siamo a Torcello, isola della laguna oggi quasi disabitata ma che fu un tempo molto prospera e sede del governatore bizantino, prima di Eraclea. Piuttosto conosciuto e visitato per essere senza parapetti, come erano tutti i ponti lagunari in antichità, il Ponte del Diavolo deve il suo nome ad una bella storia popolare.

Siamo in periodo di dominazione austriaca, e una giovane veneziana si innamora di un ufficiale viennese. La cosa si viene a sapere e non fa certo piacere alla famiglia di lei. La giovane viene quindi allontanata da Venezia e poco dopo l’ufficiale viene trovato morto. Alla notizia, la ragazza smette di mangiare e decide di lasciarsi morire.

Un amico di famiglia, per consolarla, le consiglia allora di rivolgersi ad una strega di sua conoscenza. Questa strega sarebbe in grado di evocare il Diavolo, che detiene le chiavi del tempo e dello spazio e quindi può far resuscitare il suo amato. La strega incontra la ragazza e decide di aiutarla, stringendo un patto col Diavolo: le anime di 7 bambini non ancora battezzati, in cambio della vita dell’ufficiale.

Ponte del Diavolo a Venezia - Torcello

Il giorno stabilito per l’incontro è il 24 dicembre, quando tutti sono impegnati in altre faccende e non baderanno a loro. All’ora stabilita, le due donne si avvicinano in barca al ponte di Torcello, quindi la strega dà alla ragazza una candela accesa e una moneta d’oro. Salite sul ponte, la strega evoca il Diavolo che si manifesta immediatamente, prende la moneta e butta in acqua le chiavi del tempo dello spazio. Al contempo, sotto al ponte appare l’ufficiale vivo e vegeto. La ragazza spegne la candela e l’oscurità mostra ai due amanti la via per una nuova vita felice.

A quel punto la strega promette al Diavolo che entro 7 giorni avrà le 7 anime pattuite. Ma aveva fatto male i conti, perché un giovane del posto, vedendo la scena, decide di ammazzarla subito dopo. Dopo 7 giorni, il Diavolo torna sul ponte ma non trova nessuno, nè la strega nè tantomeno le 7 anime promesse. Da quel giorno, ogni 24 dicembre, sul ponte di Torcello il Diavolo si manifesta sotto forma di un gatto nero, in attesa delle anime promesse. Vi raccomando però: se vedete un gatto nero, non fategli del male!

Il Diavolo a Venezia: La storia del traghetto di Burano

Nella colorata isola di Burano, circola una storia legata ad un antico mestiere: il traghettatore. Da Burano a Treporti, la distanza in barca è di circa 4 Km. Bepi, marinaio, fa il traghettatore per le persone che si spostano tra le due isole della laguna. Giorno dopo giorno, con il sole e con la pioggia, d’estate e d’inverno, Bepi rema… Rema facendo sempre lo stesso percorso, e pensa alla sua vita, ai giorni che passano uno uguale all’altro. Finché una sera, al termine della sua giornata di lavoro, guardando la laguna esprime ad alta voce un desiderio: “Ah, se potessi cambiar vita…sarei disposto a vender l’anima al Diavolo”.

La mattina seguente, una mattina fredda e nebbiosa di novembre, Bepi si reca al lavoro come sempre, ma stranamente non c’è nessuno ad attendere il traghetto. A parte un uomo vestito di nero, che gli si avvicina e sussurra: “Sono qui per la sua richiesta”. E intuendo che Bepi non comprende a cosa si riferisce, continua: “La sua richiesta per una vita migliore, in cambio della sua anima al Diavolo”. Bepi si mette a ridere credendo ad uno scherzo, ma l’uomo insiste e dopo avergli elencato tutte le cose che potrebbe fare se cambiasse vita, gli porge una borsa piena di monete d’oro.

A quel punto, Bepi non ci pensa due volte e firma col sangue la pergamena che gli viene sottoposta. Dopo poco tempo, la sua vita inizia a cambiare: inizia ad accumulare denaro, acquista terreno e costruisce una nuova casa, paga un ragazzo perché faccia il suo vecchio lavoro. Con i soldi investiti e che rendono bene, inizia a fare l’usuraio: anche il suo cuore sta cambiando, sta diventando avido e malvagio. Presto si ritrova ricco, ma solo perché tutti si allontanano da lui, anche la moglie. Passano gli anni, e Bepi non pensa più al patto col Diavolo, ma solo ad accumulare denaro.

il Diavolo a Venezia - Traghetto di Burano

Un giorno però, il ragazzo che aveva assunto per il traghetto si ammala e non può lavorare. Bepi decide di sostituirlo, per non perdere il guadagno della giornata. Fa freddo, è quasi buio e la nebbia sale dalla laguna. Bepi ha finito la sua giornata e attende che gli ultimi viaggiatori scendano dal traghetto. Un uomo vestito di nero si fa avanti sul pontile, chiedendo di essere portato con urgenza a Treporti. Bepi gli dice di no, che l’ora è tarda, ma l’uomo gli offre doppio compenso.

Stando così le cose, Bepi accetta, fa salire l’uomo in nero e si avvia lungo il canale. Voga tranquillo, conosce il percorso a memoria e potrebbe farlo ad occhi chiusi. Improvvisamente, a distoglierlo, le parole del suo oscuro passeggero: “Sono venuto a prendere ciò che è mio”. Solo in quell’istante, Bepi si rende conto degli zoccoli caprini che spuntano sotto ai pantaloni neri.

Il mattino seguente la barca viene ritrovata vuota e alla deriva. Di Bepi non vi è traccia, ma sul fondo di legno sono evidenti due bruciature a forma di zoccolo. E sembra che qualcuno abbia tagliato quel pezzo di legno e che ancora oggi venga conservato in una chiesa, a Venezia. Quale sia la chiesa, è però un mistero.

Se ti piacciono queste storie, leggi anche il mio articolo “Fascino e Mistero a Venezia: 5 luoghi legati ad altrettante storie inquietanti”

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